Lavoro

Come Mettersi in Proprio

Per alcuni è un sogno coltivato sin dai tempi della scuola, per altri una risposta alle attuali difficoltà di mercato. Sta di fatto che un numero crescente di giovani decide oggi di mettersi in proprio. Secondo una recente ricerca della Camera di Commercio di Monza e Brianza, nei primi sei mesi dell’anno sono state ben 52.000 le nuove imprese individuali avviate da titolari con età inferiore ai 30 anni. La classifica è guidata dalla Lombardia con 4.772 nuove imprese, davanti alla Campania con 3.507 e dal Piemonte con 3.171. A seguire ci sono il Lazio, la Toscana, la Puglia e la Sicilia. Complessivamente, gli under 30 titolari di impresa individuale sono quasi 216.000, distribuiti soprattutto tra Lombardia (13,5% del totale nazionale), Campania (11,9%) e Sicilia (10,6%).

I passi da seguire
Indipendentemente dalle motivazioni che spingono a mettersi in proprio, è fondamentale prendere in considerazione una serie di variabili, che incideranno sicuramente nell’attività di impresa. Per prima cosa occorre partire dall’idea imprenditoriale ed esaminarla sotto tutti i punti di vista per capire se davvero può trasformarsi in un business di successo, in base alle proprie attività, al territorio in cui si decide di operare, al momento storico e ai gusti dei possibili clienti. Superato questo ostacolo, occorre decidere la formula giuridica da dare all’azienda: quella individuale consente di operare in assoluta libertà e con la richiesta di minori adempimenti. Quanto alla società, bisogna scegliere tra quella personale (responsabilità illimitata dei soci, ma anche possibilità di mettere insieme capitali più consistenti) e a responsabilità limitata (ciascun socio risponde solo per il capitale investito).

La scelta del regime fiscale
Se si opta per l’impresa individuale, il passo successivo sarà la scelta del regime fiscale da applicare.

A caccia di finanziamenti per l’autoimpiego
Chi vuole avviare una attività in proprio, deve valutare l’ammontare degli investimenti che il progetto imprenditoriale comporterà e di conseguenza la propria capacità di autofinanziarsi. Ricordando che enti locali, agenzie pubbliche per l’imprenditoria giovanile e femminile mettono a punto periodicamente bandi con finanziamenti per le nuove imprese o quelle comunque guidate da under 35.
Iniziamo la panoramica con le iniziative a favore dell’autoimpiego che puntano a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro di soggetti privi di occupazione, attraverso la creazione di imprese di piccole dimensioni. La ditta individuale deve essere costituita dopo la presentazione della domanda per l’erogazione del finanziamento agevolato statale. Le agevolazioni possono essere finanziarie, per gli investimenti e per il sostegno nella fase di realizzazione e avvio dell’iniziativa. Informazioni sui fondi disponibili e sugli ultimi bandi pubblicano si trovano sul sito di Invitalia.

Le misure per le microimprese, giovani e donne
Particolari misure di sostegno sono previste per le microimprese, come sono classificate le aziende con meno di dieci dipendenti e un fatturato non superiore a 2 milioni di euro. Chi punta a creare un’impresa di questo tipo può accedere a una serie di finanziamenti, a patto che l’attività economica sia diretta alla produzione di beni e la fornitura di servizi, mentre non possono essere incluse le attività che si riferiscono a produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, trasporti (di merci o di persone oltre le nove unità) e commercio. Le agevolazioni possono essere finanziarie, per gli investimenti e per il primo anno di gestione. Finanziamenti per le microimprese vengono messi a punto in prevalenza dagli enti locali.
Misure specifiche sono previste, poi, per l’imprenditoria giovanile, vale a dire per le aziende messe in piedi da una compagine societaria caratterizzata in prevalenza da under 29, residenti nelle regioni considerate deboli dal punto di vista delle opportunità occupazionali. Le agevolazioni previste comprendono servizi reali e incentivi finanziari che possono consistere in contributi a fondo perduto o in mutui agevolati, messi a punto dallo Stato, dalle Regioni o dagli enti locali. Gli stessi organismi che periodicamente pubblicano bandi per l’imprenditoria femminile.
L’Italia è agli ultimi posti in Occidente per partecipazione delle donne al mondo del lavoro, così varie iniziative puntano a colmare il gap incentivando l’iniziativa autonoma. Gli incentivi variano da un caso all’altro, ma generalmente sono finanziabili le spese per impianti, macchinari, acquisto di software e brevetti e studi di fattibilità. A questo proposito può essere utile dare uno sguardo al portale dei Comitati per l’imprenditoria femminile.

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