Lavoro

Italiani e Lavoro all’Estero

Sempre più italiani ed aziende italiane scelgono l’estero per lavoro. L’asse produttivo, per una quota rilevante della forza lavoro si sta progressivamente spostando all’estero verso nuovi mercati in cui condizioni finanziarie, lavorative e produttive rendono più facile intraprendere un’attività e una carriera. Fenomeni di delocalizzazione della produzione permettono di tagliare il costo del lavoro, oltre che trovarlo più facilmente.

La crescita delle multinazionali italiane non lascia dubbi: secondo l’Istat ad esempio la Romania è il paese europeo preferito dagli imprenditori italiani, mentre gli Stati Uniti resta la scelta numero uno per gli operatori in ambito di servizi alle aziende.Costo del lavoro più basso, ma anche tassazione più agevole e stipendi più alti, questi alcuni fondamentali fattori che inducono sempre più italiani a scegliere l’estero per costruire la propria azienda e carriera lavorativa.

Dal 2008 sarebbero ben 116 mila coloro che hanno scelto la Romania, oltre 75 mila il Brasile, 66 mila la Cina e 57 mila la Francia. Che dire di coloro che si occupano di servizi? Ben 106 mila addetti hanno scelto gli Stati Uniti, contro i 66 mila che hanno preferito spostarsi per lavoro in Germania.Che dire delle imprese? Ben 3.777 hanno deciso di localizzarsi su territorio Rumeno, con oltre 138mila addetti e 6,9 miliardi di euro di fatturato annuo.

Numeri importanti dunque, che evidenziano in maniera inesorabile un malessere che talvolta diviene una necessità per sfuggire alla crisi economica che imperversa in Italia. Le multinazionali industriali italiane riescono a crescere più velocemente oltre confine: i tassi di crescita all’estero sono del 38,4%contro il 21,6% del tasso di crescita interno. Il report dell’Istat conclude affermando che si registra una crescita significativa, rispetto al biennio precedente, dei gruppi multinazionali industriali, che dichiarano una espansione degli occupati non specializzati e specializzati, con quote più ampie per le attività estere in relazione ad entrambe le tipologie di occupati.

Molto interessante-

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