Lavoro

Lavoro non Retribuito – Consigli Utili

Lavorare gratis è ormai diventata un’usanza abituale nel nostro Paese. Molti personaggi dello spettacolo hanno iniziato così, ma fuori da quel mondo patinato ve n’è un altro, che prima non era soggetto al lavoro gratis. Ma negli ultimi anni le cose sembrano essere decisamente cambiate.
Numerosi insegnanti, alle prime esperienze, sono disposti a lavorare gratuitamente in scuole private, con la speranza di un’assunzione in esse, o di acquisire punti per poi aspirare a cattedre nelle scuole pubbliche. Numerosi neolaureati sono disposti a lavorare come stagisti gratuiti in società che gli permettono di fare esperienza, imparare funzioni, o acquisire punti per una possibile assunzione.

Gli stage gratuiti si sono ora allargati non soltanto in campo privato, da sempre dominato dal praticantato gratuito, come gli studi degli avvocati o dei commercialisti, che offrono al praticante la possibilità di fare esperienza, naturalmente a titolo gratuito, ma anche in campo pubblico ormai, dove ministeri e altri enti pubblici offrono stage di formazione, per ricoprire funzioni con personale non retribuito, con la scusa di formare l’individuo per un impiego futuro.
Lavorare gratis essenziale per i posti pubblici

Lavorare gratuitamente è senza dubbio stressante, perché spesso si può pensare che la fatica sostenuta non sarà mai premiata.
Purtroppo però se si vuole sperare alla carriera di insegnate, è spesso tappa obbligata fare esperienza anche con salari molto bassi, nelle scuole private, in modo da acquisire le competenze essenziali per avere anche solo la speranza di poter insegnare in una scuola pubblica, speranza che si affievolisce sempre più visti gli ultimi tagli all’istruzione.

Per i concorsi pubblici vale lo stesso discorso, in quanto gli stage gratuiti presso gli enti pubblici fanno acquisire crediti e titoli che possono aumentare i punteggi ai concorsi.
Senza tali titoli sarebbe ancora più impossibile vincere un concorso pubblico, ed anche in questo caso il lavoro gratuito rende un po’ meno lontana la speranza di acquisire un posto fisso.

Per quanto riguarda i ricercatori universitari, la situazione è ancora una volta analoga. Spesso si accettano dottorati di ricerca non retribuiti, anche lontani dalla propria città, e quindi sostenendo da solo ingenti spese per il proprio mantenimento, solo per la speranza di essere assunto nell’apparato universitario in futuro, speranza non molto reale, visti sempre i tagli, e che potrebbe trasformarsi in un incubo quando superati i 35 anni ci si ritrova senza salario e senza lavoro.

Di questi tempi la crisi morde e la disoccupazione incalza. Ergo il numero di persone dispose a svendersi per un posto di lavoro cresce. Per i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro sembra esserci una vera e propria asta al ribasso: ‘Sei disposto a lavorare a 500 euro al mese? No? Non fa niente, dietro la porta ho una fila di gente che si accontenta anche di lavorare gratis con la promessa che un giorno sarà regolarizzata.
I datori di lavoro la chiamano ‘esperienza’. Sarebbe più corretto il termine ’sfruttamento’. Fra l’altro chi accetta di lavorare gratis, oltre a sfregiare la propria dignità professionale, contribuisce a fare in modo che il lavoro si svaluti sempre di più e che sia sempre meno pagato.

Le soluzioni sono sempre le solite, e cioè obbligare le aziende a fornire un salario, anche se minimo, ad ogni persona che lavora in azienda, a qualsiasi titolo. Ma se il primo a dare il cattivo esempio è lo Stato? Forse la riforma del lavoro gratuito dovrebbe partire dall’alto, obbligando tutte le società, statali o private a formare il personale non a titolo gratuito, ma concedendo un salario, anche se piccolo, ed inoltre trasformando il miraggio dell’assunzione in una reale opportunità per eliminare le frustrazioni dei giovani lavoratori.

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